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La
prima Campanina senza Massimo, la prima vittoria senza Joe. Triste,
strano, purtroppo vero. L’arciere dal sorriso perennemente stampato sul
viso, delle mille frecce tirate senza sbagliare, quello delle cento lire
centrate al campo di tiro, il Nerone del discorso degli spinaci e quello
più serio con la fascia tricolore ma con il Biancorosso nel cuore. Il
quartierante, il conoscente sempre con lo sguardo aperto, l’amico, il
padre, Qualunque sia stato il Joe che conoscevate, ci manca. Siamo tutti
un po’ più soli, e non solo in santa Croce. Stiamo appena abituandoci a
non sentire più le sue discussioni, i suoi “ascoltami” se mi lasci
parlare te lo spiego. C’è un’altra festa da organizzare e manca lo
scenografo, il regista, il coreografo. Certo rimangono tante cose, le
vittorie che ci ha dato, i momenti di riso, i filusè con la grappa ed i
brindisi “clandestini” nella torre di Piazza. Ma rimangono anche e
soprattutto l’esempio, l’uomo, le parole serie, le idee opposte, le
parole dure. Quando era necessario. La capacità di guidare, di avere ed
ottenere rispetto. Quello che cioè genera il ricordo al di là del
semplice affetto e ti fa considerare come i tanti “grandi” della festa
che oggi non ci sono più, tanti del Borghetto che insieme a lui onoriamo,
altrettanti degli altri Quartieri. Massimo è stato un uomo di Montalcino
e dei quartieri. Non solo loro. Ma soprattutto loro. Come ho già scritto
altrove Massimo è stato un grande arciere, così grande che dopo il primo
attacco del male prima si smettere hai voluto vincere un’altra volta. E’
stato un grande quartierante.
Per questo è stato grande non solo pei i
suoi colori, e lo ascoltavano ed il suo parere “pesava” al di la e
prima di qualsiasi carica istituzionale. Anche per questo ha avuto tanti
amici. Anche per questo è stato e sempre sarà nei nostri cuori.
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