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Uno
spettro si aggira per Montalcino: il futuro della Festa. La Sagra ha 50
anni, sicuramente ben portati, ma iniziano a vedersi. E' stata
un'intuizione vincente che nel tempo ha fatto emergere alcuni problemi ed
ora pone un'altra sfida: cosa dobbiamo fare per adeguarla alle necessità
di oggi?. Sì ma quali sono le necessità e le priorità di oggi? E qui
iniziano i problemi.
Le assemblee dei mesi scorsi hanno dato un segnale chiaro e preciso che
però continua in qualche modo a far discutere fuori e dentro i quartieri.
Anche da noi come in tutti gli altri, se ne sta discutendo. Siamo una
minoranza a Montalcino, fortunatamente non silenziosa. Purtroppo è una
minoranza divisa, ma come tutte le minoranze sarà quella "che
salverà il mondo". Ciò che unisce tutti è il bene di Montalcino.
Quello che ci divide la strada per raggiungerlo. Siamo tutti per una festa
migliore ma poi ci scontriamo su quanto va cambiato e quanto no, quanto
innovato o meno. Ed è uno un confronto trasversale difficilmente
schematizzabile. Trattandosi di Montalcino è uno scontro giusto e del
tutto prevedibile. Il motivo del contendere apparente è, semplificando
molto, l'idea o meno di fare la Gara in Fortezza ed il grado di
enogastronomia che deve essere presente per avere un certo tipo di
visitatori. Ma c'è qualcosa di
più profondo. Qualcosa che solo in minima parte ha a che vedere con le
generazioni, con chi la Festa l'ha creata chi ce l'ha trovata. Con chi
rivendica l'orgoglio di un impegno di oltre 50 anni e vuole veder
riconosciuta giustamente la bontà di un progetto in cui hanno creduto e
che hanno difeso contro lo scetticismo, se non aperta derisione, di molti.
Però anche fra chi ce l'ha trovata e che magari è "solo" 20,
30, 40 anni che ci crede, la difende, la vive il partito dei favorevoli e
contrari è equamente suddiviso. Quindi c'è anche altro che forse ha a
che vedere tra chi pensa che la Festa ed i quartieri devono rimanere
"al loro posto", magari al primo posto ma nell'ambito di una
manifestazione racchiusa in arco temporale vicino alla gara e chi magari
pensa che forse la Festa può realmente rappresentare non solo qualcosa di
caratterizzante Montalcino ma anche un segnale nuovo che significa la
capacità di reinventare qualcosa che non sia solo il Brunello, di
partecipare "dal basso" il futuro di una città ed un territorio
bellissimi ma forse chiusi in se stessi. Partecipare significa saper
dialogare con chi dei quartieri non gliene importa nulla ma che ha
comunque ha cuore Montalcino. L'errore da evitare infatti è quello di
pensare che i quartieri possano sostitutirsi a tutti, che solo loro sanno
cosa è bene e cosa no per Montalcino e che tutto possano fare. Non è
vero, non è possibile e nemmeno giusto. Però rivendicano con passione un
patrimonio di amore, risorse, conoscenze ed energie che da oltre 50 anni
mettono disinteressatamente al servizio di tutti. Anche di chi nei
quartieri non ci crede ma che penso sia felice nel vedere un patrimonio
storico tutelato, le tradizioni mantenute, l'integrazione garantita, una
solidarietà diffusa, uno spazio sano per giovani, una città che ha
luoghi d'incontro e comunità che mantengono unite cose che in altre parti
diventano disperanti. Non dimentichiamo poi il "giro di affari"
che la Festa contribuisce a creare. Ma ve li ricordate i Quartieri 50 anni
fa. Guardate cosa sono ora. Io sono orgoglioso di farne parte perchè
anche in questo caso possiamo dire di aver costruito qualcosa di sano, di
buono insieme e senza secondi fini. Di questo ringrazio quanti hanno fatto
in modo che fosse così. Se tra loro c'è qualcuno che non la pensa come
me sul futuro della gara in fortezza non me ne importa nulla, ci unisce
l'idea che qualcosa dobbiamo fare. Ripartiamo da qui tutti insieme
discutendo su nuovi progetti concreti dove indirizzare le risorse
economiche, i nostro impegno, quello dell'amministrazione. La mia idea è
che per i 50 anni potremmo provare a fare qualcosa di straordinario (gara
in Fortezza e gastronomia di qualità e professionale) che se funziona
può diventare la regola Senza superbia ma con la convinzione che il
parere dei quartieri e dei quartieranti ha un peso, speriamo decisivo.
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