WE  MAKE  A  BEST  CHOICE

  

Sette persone, due telecamere, otto macchine fotografiche, un faro portatile. Gli occhi a mandorla, tutti uguali ( o almeno così sembra a noi ), sei uomini e una ragazza ( bella a differenza dei maschi).
Queste le premesse. A trarre le conclusioni ci voleva poco: ci sono i giapponesi. Lo stereotipo era scattato. Invece no.
Erano i cinesi, o meglio erano di Hong Kong, erano la “Television Broadcasts limited”. Era il signor Dikson S.L.Tam. senior research-writer di uno dei più importanti net-work di Hong Kong con la sua squadra, venuti dalla Cina per riprendere in Italia alcuni momenti di feste storico-folkloristiche, tradizioni etc. A guidarli Mr.Jhon Shan Sunth già studente dell’università di Perugia, in Italia da vent’anni, che parlava un ottimo italiano e che serviva da interprete. Meno male, perché tra il mio inglese ed il loro la conversazione sarebbe stata difficile….
Era la vigilia della Sagra, li vidi entrare in Santa Croce guidati da Mario che li aveva “scovati” e … rubati alla concorrenza. Io mi accodai, curioso ed incuriosito. Mario spiegava, Jhon Shan Sunt traduceva. Era bello guardarli, entusiasti come bambini davanti alle luci dell’albero di Natale. Per loro, che pure erano professionisti, era roba di un altro mondo. Erano interessati a tutto, alla chiesa, alla storia che Mario raccontava, ma i loro occhi brillavano e si fissavano in modo particolare sui costumi. La ragazza, a cui facemmo indossare il cappello della Dama, aveva gli occhi lucidi e la sua voce (lieve e roca contemporaneamente) che il cameraman riprendeva in diretta mentre lei ripeteva le notizie ricevute, era tranquilla, da professionista, ma lo sguardo mostrava tutta l’intensità e la sorpresa di Alice nel paese delle meraviglie davanti a quelle cose nuove e lontane anni luce dalla sua realtà.
L’elmo del Capitano e i suoi guanti di metallo attirarono la loro attenzione in modo particolare. Si interessavano e chiedevano notizie su quello che sarebbe successo il giorno dopo.
D’accordo con Mario pensai di invitarli alla cena propiziatoria: avrebbero vissuto un’altra delle cose che non avevano mai visto. L’invito, riferito all’interprete, dette origine ad una discussione fitta fitta di cui noi non capivamo una parola ma che, da subito ci sembrò combattuta tra la voglia di restare e qualcosa che non lo permetteva. Alla fine il responso fu che non potevano rimanere perché dormivano a Firenze e, la mattina dopo, per non perdere nulla della Sagra, dovevano partire alle 6.30 per ritornare a Montalcino.
Li invitammo, allora, a mangiare in sede (era mezzogiorno) uno di quei pranzetti succulenti, anche se quasi improvvisati, che sono la caratteristica della donne del Borghetto.
A tavola, si imparano a conoscere meglio le persone. Uno era silenzioso e quasi timido, un altro, invece, malgrado i problemi di lingua tentava di parlare di tutto. Venne fuori la questione di Hong Kong, del loro orgoglio di essere stati (loro dicevano di essere) cittadini inglesi. Quello che aveva studiato e viveva in Italia mi fece vedere la carta d’identità sulla quale era scritto “nazionalità inglese”.
Davanti al cibo non ci furono problemi di lingua: mangiarono le tagliatelle con consumata abilità senza i contorcimenti che ho visto fare ad altri stranieri davanti alla pastasciutta. Per gente abituata a mangiare con le bacchette avvolgere la pasta sulla forchetta non è certo un problema! Le salsicce con fagioli, poi, ….beh quelle – se fatte al Borghetto – sono un piatto di alta cucina internazionale…
Nel pomeriggio ci rivedemmo alla provaccia: li vedevi attenti, sorridenti come turisti…giapponesi con le loro telecamere sempre in funzione e i clic continui delle loro macchine fotografiche. Alla fine uno di loro, incrociandomi, fece il segno internazionale dell’OK con l’indice
chiuso a cerchio sul pollice.
Il giorno dopo, quello della Sagra, della gara e della vittoria, li vidi poco anche se spesso; si intravedevano di continuo e non sapevi mai dove fossero davvero, ma c’erano, c’erano sempre e dovunque.
Erano alla sfilata, erano con il Trescone, erano in piazza padella, erano in Fortezza con gli arcieri, la Castellana e gli altri figuranti. Ed erano, infine, anche alla gara anche se io, in quei momenti, non guardavo certo loro. Alla fine, quando correvo verso il campo per abbracciare gli arcieri vittoriosi, mi si parò davanti uno dei cinesi e mi gridò “We make a best choice, scelto il migliore,capito?” e dalle fessure degli occhi traspariva un lampo di gioia.
Scegliendo il Borghetto avevano fatto la scelta giusta: avevano scelto il migliore, the best! Gli chiesi di mandarci il filmato che avevano realizzato, disse di sì (speriamo), volle il mio indirizzo, gli detti il mio biglietto da visita e lui contraccambiò con il suo. Peccato che fosse scritto tutto in
cinese….
Comunque, quell’”abbiamo scelto il migliore” è la riprova che anche in Cina hanno capito una cosa importante:

IL BORGHETTO E’ IL BEST:
IL MIGLIORE! 

Francesco Pescatori