CENNI STORICI SULLA NOSTRA “SANTA CROCE”

  

Noi l’amiamo per quello che è adesso: la nostra chiesina, la nostra Santa Croce. Ci passiamo davanti e ci vediamo, ci proiettiamo direi, il nostro amore per il Quartiere.
Oggi, forse, ancor più di ieri. Oggi che possiamo dire che è nostra anche nelle mura oltre che nel significato che abbiamo dato tante volte al suo scampanio che annunciava vittorie. Ma, forse, non ci siamo mai chiesti com’è nata, perché è nata lì vicino alla Fortezza, la chiesina di Santa Croce. Le sue origini, anche se oggi appare profondamente e grossolanamente modificata nei secoli seguenti, si devono far risalire addirittura al XIII secolo. È di quel periodo, infatti, che le incursioni dei saraceni sulle coste della Maremma e di tutta l’Europa creano il fenomeno dei cristiani fatti schiavi. Tale situazione dà vita alla necessità politica ed umanitaria di liberarli. Nasce, a questo scopo, un ordine religioso (tra i suoi fondatori il famosissimo giurista San Raymond di Pennafort, San Pietro Nolasco e lo stesso re Giacomo) che prese il nome di “Redenzione degli schiavi”. Ed è a quell’ordine religioso che dobbiamo e possiamo far risalire la fondazione della nostra Santa Croce.
Come facciamo ad essere tanto categorici e sicuri? Ci sono, sotto gli occhi di tutti, le prove inequivocabili. Basta pensare che il distintivo di quell’ordine è “una banda azzurra incrociata da una fascia rossa in campo argento”. E questo stemma è ben visibile sia nei candelieri della chiesa, sia sulla base del telaio che sostiene la bella immagine della Madonna con Bambino (non a caso la Madonna era stata eletta dai fondatori “promotrice dell’ordine”). Ed è importante notare, per rivendicare a scanso di equivoci l'origine ilcinese dell’opera, che sulla base suddetta non vi è soltanto lo stemma della “Redenzione degli schiavi” e il monogramma della Madonna, ma anche, al centro, lo stemma di Montalcino! Una domanda da porsi è il perché questo ordine, con compiti così particolari e precisi, abbia sentito la necessità di istituire qualcosa proprio a Montalcino. La risposta mi pare facile. Montalcino veniva visto come il più importante punto di riferimento della Maremma a nord di TAlamone (Grosseto era soltanto una guarnigione), una regione semiabbandonata e malarica e la Maremma era teatro delle scorrerie sia dei saraceni sia degli altri pirati che nei secoli a cavallo del ‘300 terrorizzavano il Mar Tirreno. Non va dimenticato che qualche secolo dopo, sotto il Granducato dei Lorena, Montalcino si autocandidò capitale della Maremma.
Che, poi, probabilmente nel XVIII secolo sia diventata la cappella di un convento situato nell’attuale via delle Caserme (nella casa di Adone, appunto) questa è un’altra parte della storia, e ne parleremo un’altra volta. 

 

Francesco Pescatori