LA MUSICA DELLO STAND |
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Gli strumenti sono stati amorevolmente riposti nelle loro custodie, l’avventura dell’orchestra dello stand per quest’anno è finita. Gli orchestrali (dilettanti allo sbaraglio) che si credono professori d’orchestra, hanno ripreso le loro attività quotidiane. Ho ben presente il nostro direttore, la grande Marica, quando ci ha dato il là, la musica risultava un po’ cacofonica (non è migliorata anche con i precedenti Direttori d’orchestra Michela, Alfredo, Alessio,ecc.., non è stata mai all’inizio molto equilibrata) poi si è fatta più decisa e siamo partiti con un andante adagio. Gli ottoni erano caldi, fumavano e spargevano nell’aria un odore di frittura croccante e saporita, le donne alla percussione dei piatti, alla batteria le ragazze. Io ero alla gran-cassa con le bottiglie di vino nel capo ed accanto il solista delle gran-casse Enzone. Dall’andante adagio siamo piano piano saliti all’allegro ed a pranzo all’andante mosso con brio, ma poi nel pomeriggio, il suono si è fatto più faticoso (stanchezza?), i musici invece di porre l’orecchio e l’occhio allo spartito, seguivano altre “sonate”, c’era chi parlava di frecce e di cappotto, non so perché ma abbiamo finito in “requiem”. Ed il pubblico? Per la verità scarsi gli intenditori di musica, poco attenti alla coreografia ed allo spettacolo, sembravano più interessati al “caos”, forse erano filosofi in incognito, che studiavano le reazioni dei Montalcinesi. Della scarsa attenzione del pubblico i musici si sono un po’ mortificati, ma hanno promesso che studieranno ed il prossimo anno, cercheranno di suonare meglio. Speriamo.
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Pierluigi Pescatori |