I CAVALIERI DI PANFILO |
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Gli articoli e segg. (non giurerei sui numeri perché ogni tanto ci sono dei cambiamenti che a me sfuggono) del nostro Statuto recita: “ è istituito l’ordine onorifico dei Cavalieri di Panfilo, del quale fanno parte di diritto tutti gli ex Governatori, tutti i Capitani e tutti gli Arcieri che hanno conquistato , almeno una volta , la palma della vittoria. Possono essere insigniti dal governatore, su deliberazione del Governatorato, coloro che si sono particolarmente distinti nella vita del quartiere dando ad esso lustro e gloria”. Tutte le volte che cambia la dirigenza c’è qualcuno che, giustamente, si pone il problema di come valorizzare questa iniziativa per non farla rimanere una semplice “patacca” di cui ci si ricorda soltanto per la festa del Santo Patrono quando c’è da insignire qualche quartierante che, per diritto, diventa cavaliere di Panfilo. Ci siamo accorti che l’altro valore morale per il quale venne istituita questa onorificenza sta perdendo nel tempo il suo significato e che, specialmente i giovani, non hanno recepito il messaggio che a suo tempo volemmo dare. Per questo qualcuno della nuova dirigenza si è rivolto a ne, non solo per scrivere quattro righe, ma per vedere di “inventare” qualcosa che riporti nel giusto valore questa iniziativa. Io mi ritrovo in una posizione particolare (dopo di me lo sarà l’attuale Governatore) perché ero già Cavaliere per meriti speciali prima di avere i requisiti di esserlo di diritto (ex Governatore). Ho sempre avuto l’idea che la festa del Santo Patrono dovrebbe essere l’occasione nella quale i Cavalieri di Panfilo trovano il loro spazio. Quando ero Governatore mandai a tutti coloro che hanno l’onore di far parte di questo ordine cavalleresco una lettera nella quale invitavo a partecipare a quella giornata con le insegna (medaglia) al collo. Qualcuno lo fece, molti se ne dimenticarono. Una persona - una delle poche che ha capito il vero significato di quel medaglione - si scusò di non poterlo indossare perché ne aveva fatto un quadretto onde tenerlo con cura e ricordo. Altri, forse, non sapevano neppure dove era andata a finire la medaglia! Non siamo molti ma dovremmo essere “buoni” in quanto scelti, eppure è difficile dire se mai riusciremmo ad essere quel gruppo guida che era nell’intenzione dei fondatori. Il Governatore Tassi, in questo suo primo mandato, ha già ripreso con successo un’iniziativa “inventata” sotto il mio governatorato: quella del battesimo dei piccoli quartieranti. Mi auguro che voglia prendere a cuore anche la questione dei “Cavalieri di Panfilo”. Basterà convocarci tutti e parlare di quello che vogliamo essere nel futuro. Qualche idea? Potremo, ad esempio, trasformare il gruppo dei Cavalieri in una sorta di probiviri assegnando loro il compito di redimere eventuali controversie all’interno del quartiere , o nei rapporti tra Quartiere e Società. Oppure, ma le due cosse non sono assolutamente antitetiche, ampliare la giornata del Santo Patrono trasformandola anche nella festa dei Cavalieri di Panfilo assegnando loro l’organizzazione della giornata. Amici Cavalieri, giovani e meno giovani, dimostriamo di esistere e di meritare il premio che il Quartiere ha voluto farci. Gli avversari, con ironia originale, ci chiamano “loco”: beh, dimostriamo a tutti che anche i loci sono capaci di fare qualcosa di positivo e –se il caso lo richiede- sanno trasformarsi in volatili di ben altro spessore e con tanto di attributi nel nome e nel ricordo del Cavaliere guida, il grande PANFILO DELL’OCA.
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Francesco Pescatori |