C’ERA UNA VOLTA LA SAGRA

  

Dopo l’intenso lavoro, l’attesa, la trepidazione per il tempo.... Ecco il grande giorno: é una mattina di sole, la nebbiolina al piano; “che fortuna!”. Già le note del trescone riempiono la Piazza e il sorriso, l’allegria dei ragazzi sono ripagati dagli scroscianti applausi della folla; “c’è già un sacco di gente”.

Poi la Castellana e le Dame scendono dal Comune (quello vero): tra poco il Gonfalone, simbolo dell’orgoglio cittadino, il Principe, i Cavalieri, i Quartieri, i rappresentanti delle antiche arti, gli armigeri, e i cacciatori con tordi, lepri, fagiani, accompagnati dal suono solenne e festoso ad un tempo del campanone, sfileranno tra due ali di gente rispettosa e ammirata, “che bella festa!” sussurrano gli ospiti, e pensiamo orgogliosi noi Montalcinesi. Intanto in Fortezza centinaia di tordi girano sullo spiedo e nuvole di arrosti s’alzano dalle cucine dei Quartieri: si mangia, si beve, si ride, si sentono battute, qualche vecchio azzarda un canto della giovinezza, timidamente.

E giunge il momento tanto atteso della gara: mezz’ora di tensione, i silenzi, di urli, poi il Quartiere vincitore dilagherà in Fortezza e per le strade, che stanno ormai svuotandosi. La sera si commenteranno tutte queste cose, la freccia sbagliata dal campione, il buon esordio di un nuovo arciere; e si parlerà della Castellana, di questo o quell’altro figurante, si citeranno episodi curiosi della giornata.

Questa era la grande Festa montalcinese, la “Sagra” che vanta decine di tentativi d’imitazione, che prima del Brunello ha reso noto il nome di Montalcino, e che ha richiamato ogni anno migliaia di buongustai, ma anche di amanti di belle tradizioni.

Ma un giorno, aumentata nel Paese (Italia) la sensibilità animalista, ecco il NO ai Tordi: che spettacolo orrendo vedere i poveri animalini girare allo spiedo e addirittura vederli mangiare! Pero quelli importati potevano essere usati........ poi NO, anche loro hanno acquisito gli stessi diritti di quelli nostrali. E così la Sagra del Tordo é diventata la Sagra della Quaglia. Poi ancora NO ai capi di selvaggina nel corteo, specialmente (orrore!) con la testa all’ingiù.

Passa il tempo e aumenta la fama del Brunello, di pari passo aumenta il numero di quanti vengono a Montalcino e in particolare alla Sagra solo per bere, noncuranti del corteo, della gara, delle bellezze del nostro Paese. E così la Sagra del Tordo, anzi della Quaglia, diventa sempre più la Festa del Vino. Branchi di giovani sbandati e in preda a vari tipi di sbornie hanno cominciato ad impadronirsi urlando, malmenando e spaccando, dei “nostri” spazi, degli spazi della Festa. Ma fino a quest’anno pochi se n’erano accorti, e i tentativi di invertire la tendenza, deboli e ridicoli alcuni (non si sa se dettati da una volontà distruttrice, o da incapacità congenite) non hanno invertito un bel niente.

Ora siamo giunti alla fine, tutti ci rendiamo conto che qualcosa, molto, va cambiato; io mi auguro che prevalgano il buonsenso, l’orgoglio, la ragione, perché tutto non vada perduto: salviamo il salvabile, e non buttiamo via la cosa più importante, il piacere di stare insieme, di costruire insieme un qualcosa che tiene in vita i Quartieri, rimasti pressoché gli unici luoghi di aggregazione della nostra Città, veri e propri “ponti” fra giovani, adulti, anziani. E fra vecchi e nuovi abitanti di Montalcino.

 

Mario Pianigiani