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Se
qualcuno, un giorno, si prenderà la briga di scrivere la storia dei
quartieri non potrà dimenticare quel 1965 quando il Borghetto inaugurò
la sua prima sede.
La prima sede del Borghetto ma anche la prima sede in assoluto dei quattro
quartieri.
Con una di quelle intuizioni, che fanno grandi gli uomini,il presidente (e
quando diciamo presidente parliamo naturalmente di Antimo Pescatori)
comprese l’importanza ed il significato di aver un punto di riferimento,
un luogo che fosse il centro e il cuore del quartiere che faticosamente
nasceva e cresceva. Se si riguardano le fotografie del giorno
dell’inaugurazione (l’abbiamo pubblicate anche in uno degli ultimi
numeri unici) si vedono le facce soddisfatte di tante persone che hanno
fatto la storia del Borghetto (e molte oggi non ci sono più): era un
anticipare i tempi, era – come sempre – il Borghetto che indicava la
strada che poi anche gli altri avrebbero dovuto seguire. Me lo ricordo
quel pomeriggio perché quelle foto le ho fatte io, e mi ricordo anche che
il presidente aveva invitato tutti gli altri quartieri, ma soltanto uno
– il Travaglio – accettò l’invito. Quella sede nacque, come tutti
sanno, nella sacrestia di Santa Croce. Non fu un caso e fu una
premonizione. Non fu un caso perché già allora (pur con idee confuse) si
vedeva Santa Croce come qualcosa da … conquistare. Fu qualcosa che segnò
il futuro perché da allora si incominciò a parlare (e cantare) del
Borghetto come il quartiere di Santa Croce ed incominciò ad affacciarsi
l’ombra di Panfilo che, poi, Ivo avrebbe ampliato e fatta grande.
Quella sede non durò moltissimo perché Don Gino iniziò a trovare mille
pretesti e difficoltà e perché la munificenza di Soccorsina donò al
quartiere quella bellissima sede che, proprio sotto Santa Croce, per anni
fu il cuore del quartiere. Rimase come un cordone ombelicale che non vuole
saperne di staccarsi, l’uso della sacrestia come “deposito” dei
costumi e come “spogliatoio” per le varie comparse.
Fummo i primi ad avere una sede ma negli ultimi anni eravamo rimasti gli
unici a non averla più. Non voglio rinvangare il comportamento di chi,
tradendo gli insegnamenti e le volontà dei nostri vecchi, ha causato
quella situazione. Ma un cosa è certa: eravamo senza una sede. Ospiti da
anni, graditi sicuramente, della Società, ma il Quartiere era senza una
sede ufficiale, di rappresentanza.
La sede non l’avevamo ma la voglia e le idee chiare sì. Tutti avevamo
messo gli occhi (ed il cuore) su Santa Croce e quella volevamo. Mentre la
curia vendeva altre chiesine agli altri quartieri noi ci scontravamo con
la volontà di Don Gino che vedeva in Santa Croce qualcosa di
inalienabile.
Dopo 37 anni, finalmente, il Quartiere Borghetto ritorna a pieno titolo
nella sacrestia e nella chiesina di Santa Croce. Per ora per 99 anni, poi
si vedrà.
Con il ritorno della sede, lì dove era nata, si realizza un sogno che è
stato di tutti. E quando la campanina
suonerà per le nostre vittorie (a proposito e se nel 2003 inaugurassimo
la sede con una vittoria?) il suono sarà ancora più bello, perché
“suonerà – veramente - per noi”.
Un sogno che si realizza un’idea lanciata 37 anni fa, una trattativa
lenta che finalmente si realizza. Ed allora tutti noi quartieranti,
specialmente noi anziani che abbiamo vissuto tutta la trafila, non
possiamo che invitare tutto il quartiere a dire “GRAZIE” a Tamara che
è riuscita a superare gli intoppi dove noi ci eravamo arenati.
Poi, tra 99 anni….ne riparleremo. Io mi prenoto per raccontarvi quello
che - nel frattempo- è successo…
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