I MIEI PRIMI "QUARANTANNI"

  

"A.A.A. quarantenne in buona salute (è infatti bello, bianco e rosso), arciere gentiluomo, desidera ardentemente (ha le fiamme in cuore) possedere Vittoria".
 
Questo è l'annuncio che il 29 ottobre di quest'anno, volevo mettere sui giornali. Perché in quella data, anche se nessuno mi ha fatto gli auguri, io Borghetto di Montalcino, ho compiuto 40 anni!
C'è un fatto ufficiale che lo attesta:
"Il dì ventinove ottobre 1961 nella piazza antistante il civico palazzo, dal sacrato di questa chiesa grata alla memoria dei nostri avi e legata alle sorti dell'antica Repubblica montalcinese, noi spontaneamente convocati in pubblica riunione ufficialmente

COSTITUIAMO IL QUARTIERE BORGHETTO DELLA CITTA' DI MONTALCINO 

Da oggi la nostra insegna con fiamme bianche in campo rosso sventolerà per sempre, legata non solo alle sorti del nostro quartiere, ma sopra tutto ai nostri cuori.
"
 
Ecco, questo è il mio atto di nascita (con quel "sacrato" che per molto tempo mi ha fatto impazzire perché pensavo ad un errore di ortografia, ed... invece, l'ho trovato finalmente nel dizionario come forma arcaica di sagrato!).
Ho compiuto "quarantanni", e con me le tre pecore nere che sono i miei fratelli Pianello, Ruga e Travaglio. Ma nessuno se n'è accorto. Neppure l'assessore che dovrebbe pensare alla nostra salute, neppure i vari Governatori e Presidenti che ci rappresentano. Nessuno, e pensare che quest'anno la Sagra capitava proprio nel giorno del mio compleanno.
Non pensiamoci più, quello che è stato è stato. 
Pensiamo a questi "quarantanni": quanti momenti belli e quante disperate ore di sconfitta! Quante emozioni e quanti cambiamenti! Quello che sicuramente non è cambiato è quella voglia matta di possedere Vittoria. Dite che l'ho già avuta ventiquattro volte? Non mi basta, ho sempre voglia di Lei. E' qualcosa che ho nel mio DNA e che io trasmetto a quelli che mi rappresentano con l'arco in mano. Tutti ragazzi in gamba, in "quarantanni" sono cambiati i nomi, ma che si chiamassero Roberto (il più usato ) o Enrico, Federico o Marco, Marino o Giacomo, Tommaso o Francesco, Fabio o Massimo, Alessandro o Giovanni, Gabriele o Simone, Mauro o Emiliano avevano tutti una gran voglia di avere questa benedetta donna chiamata Vittoria.
E con loro tutti quelli che mi hanno rappresentato come Presidenti o Governatori e tutto il mio meraviglioso popolo.
Ogni momento è stato bello in questi "quarantanni", perché anche nei giorni tristi, abbiamo cercato di trovare lati positivi, perché, ad esempio, quando dopo una sconfitta ci ritroviamo ugualmente in sede e abbracciamo gli arcieri con lo stesso affetto con il quale li abbracciamo quando sono vincitori, questi, cari amici, sono momenti che contano, che "fanno" il Quartiere. E' troppo facile volermi bene solo quando si vince!
"Quarantanni": sembrano tanti e non sono niente! Quanti personaggi, quante storie umane si sono intrecciate sotto i miei colori.
"Quarantanni" di storia, perché di questo si tratta; "quarantanni" di cambiamenti nel solco della tradizione e della continuità, "quarantanni" di entusiasmo.
Ho un solo cruccio, e lo voglio dire: sono stato il primo -tra i miei fratelli Quartieri- ad avere una sede, ora sono l'unico a non averla e devo chiedere ospitalità al mio buon amico Panfilo. E' una cosa che mi provoca dispiacere e spero che, nel futuro, quando suona la campanina di Santa Croce, la musica provenga da casa mia!
Non mi avete fatto gli auguri, me li faccio da solo. Mi auguro che i prossimi "quarantanni" siano come questi: pieni di vittorie, di feste suntuose, di sane polemiche (servono a crescere), di voglia di fate, di canti, di giovani e di anziani che portano, con orgoglio le mie fiamme nel cuore.

Francesco Pescatori