ARCIERI, ARCHI E FRECCE DI OGGI E DI IERI

  

In occasione della XLIII Sagra del Tordo seguivamo con trepidazione il Torneo di tiro che si svolgeva davanti alla trecentesca rocca infestata di erbacce, cespugli e rovi dondolanti al vento, uno scenario pietoso ma che fu tanto caro ai primi viaggiatori inglesi dell’800 che amavano ritrarre i nostri ruderi in una cornice selvaggia.

…i validi arcieri di rione in acceso torneo con l’arco si battevan per alto sventolare il lor vessillo…

Improvvisamente, con un po’ di fantasia, il pensiero tornò indietro con un balzo di 2400 anni inquadrando un’altra Fortezza, quella della Civitella, costruita 1700 anni prima della Rocca che era realmente davanti ai nostri occhi.
Altri arcieri, non quelli del Borghetto, della Ruga, del Pianello e del Travaglio, vigilavano sulle mura, con altri archi e altre frecce, il passo cruciale di Poggio Civitella dove allora convergevano le strade che univano le fiorenti leucomonie etrusche della costa tirrenica con quelle dell’entroterra pre-appenninico, miraggio di prevedibili invasioni da parte dei Galli da nord e dei Romani da sud.
Ma lasciamo la fantasia e veniamo alla realtà archeologica che ci interessa e che ha portato la Montalcino Etrusca alla ribalta internazionale dell’Archeologia.
Correvano i primi anni ’50 quando due giovani avventurosi, un ‘Borghettiano’ e un ‘Rugantino’, che costruirono un’accoppiata vincente e tuttora operante, indagarono il sito e con un fortunato colpo di piccone su affioranti rovine portarono alla luce i vasi più belli restituiti sino ad oggi dalla Civitella.
Al primo Comitato di appassionati, del quale facevano parte anche Mario Lamoretti e Giorgio Dotti (N.d.R. tutti e due del Borghetto), si sono aggiunti dal 1993 l’Università di Firenze e circa 140 soci montalcinesi. Sotto la guida del Prof. Donati, ordinario di Etruscologia e Archeologia Italica, sono in corso annuali campagne di scavo in concessione ministeriale all’Ateneo fiorentino (nove sino ad oggi, compresa quella nostra del 1950) con il contributo finanziario di enti pubblici, associazioni, aziende e privati cittadini.
Questa in sintesi la storia:
sul finire dell’Età del Ferro era presente nel nostro territorio la Civiltà Villanoviana con la quale si integrò la nascente Civiltà Etrusca.
I primi etruschi nel periodo arcaico (VI sec. a.C.) costruirono sulla Civitella un villaggio che gradatamente si sviluppò su tre terrazzamenti concentrici intorno al colle. Su ogni gradone erano allineate le case a pianta rettangolare, pareti costruite con cannucciate, pali portanti, sassi e fango, coperte da tetti con travi, tegole e coppi; le abitazioni erano alternate da appezzamenti messi a coltura per il fabbisogno familiare.
Con gli scavi sono venute alla luce alcune abitazioni, una delle quali restaurata e coperta da tettoia protettiva, altre ancora in fase di scavo; completano l’abitato canalette con pietre squadrate per la distribuzione dell’acqua, una grande cisterna, testimonianze di forni per la fusione dei metalli e fornaci per la ceramica e infine una piccola necropoli con tombe a camera e a fossa terragna.
Le abitazioni, sotto il crollo dei tetti, hanno restituito vasellame in ceramica d’impasto, orci per la conservazione delle derrate alimentari, olle per la cottura dei cibi, pestelli e macinelli da cucina, fuseruole per la filatura, pesi per tessere con telai verticali di legno, un insieme che testimonia la vita quotidiana trascorsa tranquilla su questo ameno e verde colle toscano.
Arriviamo così al periodo ellenistico (IV-III sec. a.C.). I Galli del nord sono sempre più attratti dalla fiorente civiltà etrusca e dai suoi "prodotti tipici", tra i quali il vino; a sud preme sempre di più la progressiva espansione romana tendente ad integrare e poi cancellare gradatamente la splendida Civiltà Etrusca dalla quale Roma ha preso tutto.
Le vicine leucomonie sono così costrette a predisporre una poderosa struttura difensiva.
Sulla sommità della Civitella, dove lo sguardo spazia dal mare agli Appennini, usando anche le rovine del villaggio arcaico viene costruita una fortezza, oggi un unicum, la prima venuta alla luce in Etruria.
Si costruisce la cinta muraria di un’Acropoli, spessa oltre 4 mt. conservata in alcuni tratti per 2 mt. In altezza; sulla cinta, dove sono ancora funzionanti canalette di scolo, sono presenti due porte: una postierla che conserva integra la buca di palo dove sembra ancora sentir cigolare il cardine ed una vera e propria porta carraia con evidenti le due buche di palo, canalette laterali per lo scolo dell’acqua e sul piano di calpestio una grossa pietra “scansarote” contro la quale i cardini in ferro delle ruote dei carri sfregavano mandando scintille.
All’interno resti di un edificio che potrebbe essere stato a destinazione sacra, resti di attività fusoria e frammenti ceramici del periodo precedente.
Esternamente due grandi muraglie elissoidali completano la struttura.
Sul finire del I millennio a.C. Roma ha ormai consolidato la sua potenza su tutte le terre conosciute. Vengono meno le funzioni specifiche della Civitella; seguono l’abbandono completo del colle, il progressivo crollo delle strutture ed il silenzio di tanti secoli oscuri.
L’ultimo sprazzo bellico sulla Civitella si registra dal 21 al 25 giugno 1944 quando una batteria del 15° reggimento tedesco martellava con i suoi cannoni la zona di Castelnuovo dell’Abate per ostacolare l’avanzata del V Corpo d’Armata Alleato (anche di questo episodio abbiamo raccolto sul posto e conservato alcuni reperti).
Il Poggio Etrusco ritorna alla tranquillità il 27 giugno quando Montalcino viene liberata dalla I Divisione Corazzata Americana e precisamente dal 4° Reggimento Tunisino e 7° Tiratori Algerini.
Giungiamo così alle nostre prime indagini ed al graduale ritorno della Civitella alla luce del sole ed alla vita.
Per il futuro il Gruppo di Lavoro dell’Università fiorentina e la locale Associazione Ricerche e studi Etruschi e Italici hanno presentato alle autorità competenti la proposta di valorizzazione delle risorse storico-insediative e naturalistiche del territorio per la creazione di un Parco Archeologico sul Poggio della Civitella, tutelando ogni risorsa come un bene sociale ed economico da salvaguardare per la posterità.
Solo così la Civitella di Montalcino dopo 25 secoli potrà rivivere completamente.

Ivo Caprioli