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22
luglio 2000.
C’è
stata la Festa della XXIII Vittoria del Borghetto.
Già
questo sarebbe sufficiente a fissare nella mente di ogni Quartierante, in
modo permanente il ricordo di questa data. E invece non è finita qui!
(come diceva un “vecchio” volantino passato ormai alla storia). Non
solo c’era da festeggiare una Vittoria, evento questo degno di ogni
riguardo, ma in più era anche quella STRAORDINARIA, quella che,
campassimo cent’anni non potremmo rivivere!!! (anche se un volantino più
recente dà appuntamento ad un Nostro “amico” al 3000…).
Tutto doveva essere all’altezza dell’epica impresa compiuta dai
Nostri due, ormai mitici arcieri! Il compito era arduo perché è risaputo
che il Borghetto quando deve festeggiare è solito fare le cose in grande;
non credo di peccare di immodestia quando dico che l’obiettivo che ci
eravamo proposti è stato raggiunto in pieno!!!
Piazza Padella era un tripudio di cuori, colori e fazzoletti
Bianco-rossi. L’allestimento lasciava senza fiato: il palco era sul
sacrato della chiesa di Sant’Egidio, magistralmente illuminata; drappi
con i colori del Borghetto chiudevano la strada; una fila di fiaccole su
un lato dei tavoli; dall’altra un’impalcatura con quasi cinquanta
bandiere che qualche “Irriducibile” ha montato fino alle 4.30 del
mattino concedendosi a seguire un meritatissimo panino con il
prosciutto… Di fronte al
palco un pannello ispirato al bassorilievo di Panfilo dell’Oca che
chiudeva la Piazza e impediva ai non pochi curiosi di vedere la Nostra
libidine. Insomma uno scenario magico!
Ultima ma non meno importante, l’ubicazione della Piazza; tutto
Montalcino ha partecipato o subito la Nostra gioia; non che per Noi fosse
fondamentale questo, ma sapere che mentre godevamo gli altri sformavano
credo che abbia aumentato un po’ il Nostro piacere.
L’atmosfera che si respirava era inebriante… e poi era caldo!!! Ma quando mai è successo che ci sia stata una Festa della
Vittoria in estate inoltrata, così a ridosso dell’Apertura delle Cacce?
Non so agli altri ma almeno per me anche questo dettaglio assumeva una
valenza particolare in una serata così carica di significati…
La cena si è svolta con i soliti, ma non per questo meno
piacevoli, appuntamenti di rito quali potevano essere la consegna dei
regali, il video della gara e il discorso del Governatore in un crescendo
di emozioni man mano che ci avvicinavamo al momento clou della serata,
ovvero la consegna del Trofeo al Quartiere nelle mani del Governatore.
Prima però c’è stata un’apprezzatissima sorpresa: si sono spente le
luci, è stato chiesto il massimo silenzio e dal buio è apparsa una
figura a cavallo con tanto di mantello, elmo e spada rappresentante il
Cavaliere di Panfilo dell’Oca che ha omaggiato tutti i presenti con il
suo saluto, molto simile a quello che rivolge al suo Popolo il Capitano
degli Arcieri poco prima dell’inizio della tenzone. L’effetto sortito
è stato magico; alla sola luce delle fiaccole, accompagnato
esclusivamente dal suono degli zoccoli del suo cavallo, il Cavaliere è
passato tra i tavoli sostando un attimo davanti al palco delle autorità e
scomparendo nel buio così com’era arrivato. Da questo momento in poi la
pelle non ha più cessato di essere accapponata, le mani non hanno più
messo di battere, la bocca di sorridere e gli occhi di molti di
“inumidirsi” più del dovuto.
Occhio di bue puntato su una nuvola di fumo da cui sono usciti
l’alfiere ed i due paggi con in mano il Trofeo; sulle orme del Cavaliere
di Panfilo hanno attraversato la Piazza fino a giungere davanti al
Governatore. Complice anche la musica di “Alla conquista del
Paradiso”, sembrava di essere sospesi a due metri da terra tanto
l’aria era ricca di emozioni. Negli occhi di tutti si leggeva gioia.
Banale a dirsi ma è impossibile trovare le parole per descrivere quei
momenti, è un qualcosa che nasce dallo stomaco, sale su su e ti prende
ogni singola cellula del corpo.
Quello che è
successo dopo è stato magnifico: l’intera Piazza si è messa a ballare
e cantare; si facevano trenini sulle note del pezzo da Noi ribattezzato
“Sarage Rosa”, si vedevano schizzi di spumante che volavano in ogni
direzione, qualcuno, anzi molti, hanno anche fatto il “giro della
Madonna” senza scarpe.
Che matti che siamo!!! Ma in fondo è proprio questo il bello e
finché continueremo a divertirci così, il Borghetto sarà sempre un
punto fermo nella vita di tutti coloro che, come me, ci credono veramente.
UT
ARDEANT ARDEO!
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