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La
definizione di arco è la seguente: strumento che ha la funzione di
scoccare frecce contro una sagoma di sughero rappresentante un
cinghiale... e se vinci fai sformare gli altri (l'ultimo pezzo è adatto
alla nostra situazione attuale).
Quindi immagino voi che vi chiedete che rapporto posso avere io con un
pezzo di ferro e due flettenti!
Tanti!
Il primo che mi viene in mente, anche perché forse è il più frequente,
è quello dell'odio. Questo si verifica quando pensi che debba accadere
una cosa ma non succede. Inevitabilmente la colpa è del famigerato ed è
qui, a questo punto, che le cose si complicano, perché incominci a
parlarci, a criticarlo, a offenderlo ed infine minacci di scaraventarlo
per terra e certe volte... lo scaraventi! Alla fine, dopo un'ora di
allenamento e tre quarti d'ora di litigi, vince sempre lui, perché te,
snervato, dici afflitto:
"Mah! Oggi non è giornata, riproveremo domani".
Per fortuna non va sempre così, allora quando va bene, senza dire niente
penso:
"Bravo, oggi ci siamo comportati bene!".
Però non sono questi i rapporti più profondi. Tutto si concretizza al
campo, quando dietro la tenda ti prepari gli elastici, il parabraccio, le
frecce e poi per ultimo lui.
Metti il cordino, lo impugni ed è lì che sembra che sia stato sempre con
te, come due grandissimi amici. La mano è sicura ed alla prima trazione,
come per magia, sei tutt'uno con lui ed è come se ti dicesse: "Andiamo,
ora tocca a noi due, rappresentiamo il popolo biancorosso e cerchiamo di
farli esplodere di gioia!". Sì, perché noi che tiriamo lo
facciamo solo per vedervi alla rete, felici ed entusiasti della vittoria.
Quindi, alla fine di tutto ciò, non posso far altro che ringraziare il
mio arco. |