SALUTO  DEL  GOVERNATORE

Cari amici bianco-rossi,
è con una certa emozione che mi trovo a scrivere questo articolo sull'edizione n. 15 della nostra Campanina.
E' un periodo particolare e conclusivo, sotto tanti punti di vista.
Siamo infatti ormai agli sgoccioli di questo 1999 che porterà via con sé anche l'intero millennio e credo che ciò ci renda fortunati testimoni di un evento che, se anche non produrrà cambiamenti particolari, certo non si può definire comune.
L'altro motivo, particolarmente importante per noi, è che si sta concludendo il mandato dell'attuale Consiglio e ciò fa sì che questo articolo sia anche il mio personale congedo in veste di Governatore.
Ripensare a questi tre anni suscita in me tanti ricordi, alcuni belli, alcuni meno belli, altri splendidi. Sono stati indubbiamente degli anni molto intensi e faticosi, ma che mi hanno permesso di maturare sia come quartierante sia come donna.
Ricordo la prima riunione dei Consiglio durante la quale fui eletta Governatore: uno dei momenti più belli per me, che spesso mi fa sorridere. Chi mi è stato davvero vicino, ricorderà quanto ero emozionata e impacciata a dover parlare davanti a tutti ... sentimenti che peraltro si sono mitigati solo in parte nel corso degli anni.
Ero consapevole che mi aspettava un compito difficile ma, devo ammettere, non sapevo ancora quanto.
Le prime riunioni con i Presidenti degli altri Quartieri iniziarono praticamente subito dopo le elezioni e ricordo che mi sentivo un "pesce fuor d'acqua". Sapevo di non essere preparata a confrontarmi con gli altri, non ancora perlomeno, e sapevo anche che eventuali errori potevano essere irrimediabili. L'unica cosa che potevo fare era imparare e dovevo farlo molto in fretta.
Di grande conforto era la consapevolezza di avere intorno a me un Consiglio formato da persone di grande esperienza, fortemente motivate e da tanti amici che si dimostravano sereni e fiduciosi, infondendomi l'aiuto e la sicurezza di cui avevo bisogno.
Il torneo di Apertura delle Cacce del 1997 non ci vide vincitori, ma, salvo una pioggia torrenziale poco prima della gara, non riservò particolari sorprese.
Niente lasciava presagire che due mesi dopo, il rapimento del malcapitato Sig. Soffiantini avrebbe avuto delle ripercussioni così forti sulla nostra festa.
I precedenti incontri tra i presidenti dimostravano una situazione certo non favorevole per il Borghetto. Ricorderete che c'erano posizioni molto diverse tra i Quartieri, ma anche una volontà forte di alcuni di imporsi e di pretendere l'accentramento degli Stand nel piazzale antistante la Fortezza, ignorando quel principio di inviolabilità dei territorio che altri, prima di noi, avevano legittimamente difeso. Non ero esperta, ma sapevo che perdere quella battaglia significava avvallare la tracotanza e l'incoerenza di coloro che, dietro alla parvenza di riqualificazione della festa, nascondevano una miopia e un egoismo tutt'altro che costruttivi. L'epilogo di quella Sagra è noto a tutti, con le conseguenze che ne derivarono. La mancata apertura degli Stand produsse un enorme buco economico, che mise letteralmente in ginocchio il nostro Quartiere e che certo non è stato facile colmare.
Il 1998, cadenzato fin dai primi mesi da intense riunioni fra i Presidenti nel tentativo di risolvere i problemi legati alla Sagra del Tordo (che portarono all'unico accordo di ritorno degli Stand all'interno della Fortezza, seppur con delle restrizioni dei menù, a mio avviso ingiustificate), ci regalò un'estate ... caldissima.
Tra urla e polemiche di coloro che non sopportavano l'idea di "ripurgare" fino a ottobre, il Borghetto festeggiò la sua XXII Vittoria. Settimane di festa e di cene ininterrotte, che misero a dura prova il nostro fisico, ma soprattutto lo spirito di sopportazione degli altri. La Cena della Vittoria di settembre riuscì perfettamente, nonostante l'inclemenza del tempo che ci costrinse a rinunciare a Piazza Padella in favore del Centro Convegni.
Purtroppo non riuscimmo a ripeterci in ottobre e anche- il 1999 ci ha negato il dolce sapore della Vittoria il che, perlomeno, non ci ha distolto dal tentativo di risolvere i vecchi problemi della Sagra. Soddisfazione magra, lo so, ma almeno possiamo ammettere che le cose sono in parte cambiate e, sono felice di dirlo, in positivo. 
Certo la riqualificazione tanto acclamata non è avvenuta, nel senso che molte, moltissime sono le cose ancora da fare per restituire alla nostra festa il lustro e il riconoscimento che merita. Ma è con grande orgoglio che oggi possiamo dire che le basi su cui lavorare sono state gettate. Tra i Quartieri c'è oggi infatti una comunità di intenti e un accordo che mancavano in passato e che li rendono più forti e credibili.
Certo non è stato facile raggiungerli e tanto meno sarà conservarli, ma sono troppo importanti per rinunciarci. Anche nei rapporti con l'Amministrazione Comunale e l'E.P.A.S.T. c'è una ritrovata armonia che fa ben sperare per il futuro.
La Sagra del Tordo di quest'anno è la testimonianza che le diverse parti in causa possono lavorare insieme per un unico scopo. Il corteo, seppur con tante difficoltà nel reperire persone da vestire, è stato finalmente decoroso, grazie anche all'introduzione di splendidi animali (vivi !) che sono stati fatti sfilare. La liberazione di alcuni tordi, in Piazza del Popolo, durante l'offerta alla Castellana, ha restituito un senso anche al nome della nostra Festa. La metanizzazione della Fortezza ha permesso ai Quartieri di fare gli Stand in totale sicurezza e puntando su una maggiore tipicizzazione dei menù, che è senz'altro sinonimo di riqualificazione. Le visite ai Quartieri da parte di un canale locale e la diretta tv a partire dal venerdì è stata una pubblicità importante, per far conoscere il vero significato della nostra Festa e della vita di Quartiere.
Ci sono stati inevitabilmente anche dei problemi, soprattutto legati al biglietto e ad una scarsa informazione,  che dovranno essere analizzati con calma e risolti, ma il bilancio è senz'altro positivo.
Anche interamente, la situazione è, a mio avviso, piuttosto felice, nel senso che si respira un'aria tranquilla e gioiosa tra i giovani e i meno giovani.
Tuttavia non è stato facile realizzare le numerose attività con successo. Tra i Quartieranti, purtroppo, alcuni frequentano solo saltuariamente e questo certo ci dispiace molto, anche se, come si dice, "è sempre stato cosi".
Tra i Consiglieri poi, alcuni hanno dimostrato dopo un po' di non essere cosi motivati come pareva all'inizio. Dimenticando forse che ognuno di noi aveva delle precise responsabilità nei confronti dei Quartiere, alcuni si sono dimessi, altri invece si sono 'oscurati' e questo non ha certamente giovato. Molto resta quindi da fare nei vari settori, dei quali il settore arco è uno di quelli che ha la priorità. E' indispensabile infatti avvicinare i giovani, insegnare loro a tirare con l'arco, per consentire il naturale ricambio fra gli arcieri. Ci sono comunque dei ragazzi molto promettenti che, se seguiti, potranno regalarci grandi soddisfazioni.
La presenza dei giovani è comunque necessaria in ogni ambito della vita del Quartiere perché sono loro il futuro e su di loro si deve contare. D'altro canto gli anziani sono fonti di saggezza e di esperienza a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare, per lavorare in continuità con il passato e con la consapevolezza dell'importanza delle nostre radici.
Agli uni e agli altri perciò un augurio di buon lavoro.
A questo punto non resta molto da dire, se non ringraziare di cuore il Governatorato, il Consiglio e la Società per tutto il lavoro svolto in questi tre anni e tutti i Quartieranti che hanno dimostrato attaccamento e amore per il Borghetto.
Un ringraziamento particolare anche a tutti coloro che hanno creduto in me e un augurio di buon lavoro al Consiglio del 2000. 

Tamara Boccardi