FRUGANDO  NEI  MIEI  CASSETTI ...


Frugando fra i miei cassetti, mi sono ritrovato a guardare e leggere di nuovo i numeri unici del Quartiere Borghetto, documento indelebile delle vittorie e delle attività che ci hanno animato negli anni in cui il Borghetto si è costituito fino ai giorni nostri.
Sfogliando questi numeri unici, mi è venuto in mente di scrivere questo articolo per la "Campanina di Santa Croce", animatrice anch'essa e partecipe delle nostre splendide vittorie. Guardando foto e leggendo mi sono reso conto che anche io, pur essendo ancora abbastanza giovane, ho vissuto tre "epoche" bellissime e non della storia del mio amato quartiere.
Mi ricordo gli anni '70 un po' vagamente ma vengono alla mente ricordi bellissimi e talvolta un po' malinconici. Ricordo innanzi tutto le splendide gite che il Borghetto fece portando la gente giovane e meno nei posti più belli d'Italia e anche fuori. E ripensando a questi momenti di svago mi rendo conto di come giovani e meno giovani si riunivano e spesso fraternizzavano uniti dagli stessi interessi e argomenti. Elencare tutte le persone che hanno partecipato e che oggi, purtroppo, non ci sono più, sarebbe difficile da fare, ma ricordo gli insegnamenti e la guida che ci offriva Mario Lamoretti, i balli sul pullman della mamma di "Giovannone", la figura per me mitica del nostro carissimo presidente Dottor Antimo Pescatori. Personaggi che forse, anche se non lo dimostravano, erano di una semplicità unica e sapevano conciliare spesso con giovani e non. Ricordo di quegli anni le vittorie di "Stioppo", di Marino, del Mulinari eroi e uniti per noi ragazzi che frequentavamo il quartiere, quasi irraggiungibili.
Ricordo anche le numerose cene per le scale della sede altro tassello importante ed ora mancante nelle nostre attività. Allora forse la gente era più semplice e si accontentava di mangiare sulle scale con piatti di carta senza segnare i posti a sedere con firme. Poi pian piano i quartieri sono cresciuti e negli anni ottanta hanno raggiunto il loro apice. Gli anni '80 sono stati per me come per altri ragazzi, credo, gli anni più belli vissuti nel mio quartiere.
I quartieri crescevano di giorno in giorno diventando associazioni importanti all'interno del tessuto sociale di Montalcino ed io crescevo con loro. Di questi anni mi rammento le iniziative che venivano fatte, cene, mostre, il rinnovo dei costumi e tante altre cose più o meno importanti. Ma era la vitalità che ci animava, il quartiere era unito e la partecipazione massiccia. Per noi ragazzi il quartiere rappresentava non solo la nostra passione ma un punto di riferimento importante dove spesso si trovava anche un punto di appoggio.
Come ho già detto la presenza di noi ragazzi era massiccia e sotto la guida di persone più anziane riuscivamo, non solo a fare, ma anche ad inventare iniziative sempre nuove. Forse anche il tessuto sociale di Montalcino non era quello odierno, ma di questo voglio parlare più avanti. Purtroppo in questi anni le persone sono venute a mancare. Negli anni '80 ci hanno lasciato il nostro "Antimo", così me lo voglio ricordare, ai pranzi quando alla fine con il suo discorso infervorava gli animi di tutti, "Soccorsina" anch'essa animatrice di tante serate. Anche la Sagra del Tordo negli anni ottanta raggiunge il suo apice.
In seguito negli anni '90 i quartieri si sono, secondo il mio modesto punto di vista un po' affievoliti; si sono proposti problemi interni ed è nata la cosiddetta "dissidenza" che per parecchio tempo ha allontanato gente valida e con essa mano d'opera alle numerose iniziative che anno dopo anno sono diventate sempre più numerose. Ma ricordo anche la mancanza di giovani alle attività del quartiere. I giovani, a differenza della mia generazione, si sono integrati sì nella vita di quartiere ma non in maniera attiva come facevamo noi, la generazione che ora ha dai 12 ai 16 anni, frequenta il quartiere in maniera più distaccata. E proprio la mancanza di questo fa sì che venga a mancare forza lavoro e spesso iniziative nuove. Solo negli ultimi anni il quartiere ha ripreso una certa importanza e anche i vecchi problemi di "dissidenza" e di malumori sembrano un po' assopiti.
Che dire degli anni che verranno: spero proprio che il mio quartiere ridiventi quello che è stato, è e sarà per me: un amore, anzi una fiamma e più (il nostro stemma ne ha otto) che brucia dentro e, se anche assopisce e qualche volta da' un po' di cenere, sia sempre pronta a vacillare per portare questo grande quartiere verso altre iniziative e splendide vittorie.

Un augurio a tutti per un Buon Anno e inizio millennio da Brunino di Bongo. 

Bruno Rabissi